Le mani sono una delle parti del corpo più importanti per il comportamento e le interazioni sociali dell’uomo.
Le loro potenzialità di utilizzo sono ciò che rende l’essere umano tale: sono gli strumenti con cui agiamo e i primi utensili che impariamo ad usare.
Oggi, ancora più che in passato, le mani sono chiamate in causa in attività sempre nuove, un tempo sconosciute, che diventano, giorno dopo giorno, sempre più imprescindibili per la nostra vita.
Purtroppo, spesso, diamo per scontato il loro benessere e ci rendiamo conto della loro importanza solo quando qualcosa va storto.
In questi casi il chirurgo della mano ci può venire in aiuto.
La chirurgia della mano è una specialità che unisce diverse aree mediche, come ortopedia, chirurgia plastica e microchirurgia nervosa e vascolare, tanto da essere considerata una branca autonoma.
Questa specificità nasce dall’estrema complessità e delicatezza delle strutture che compongono la mano e che includono ossa, muscoli, tendini nervi e vasi sanguigni.
Il chirurgo della mano si occupa di diagnosticare e trattare molte condizioni differenti, le quali possono essere causate da traumi (come le fratture, le lussazioni, le lesioni tendinee), da malattie degenerative (come l’artrosi delle articolazioni), da infiammazione (come il “dito a scatto” o la malattia di De Quervain), da disturbi nervosi (come il tunnel carpale) oppure da problematiche congenite, cioè presenti fin dalla nascita.
Per fare una diagnosi il chirurgo inizierà ascoltando la storia del paziente: che lavoro fa, quali sono le sue abitudini, qual è la sua mano dominante e quando e come è iniziato il problema. Seguirà poi un esame fisico che include l’osservazione della mano, la valutazione dei movimenti e della forza, il controllo della sensibilità e la palpazione delle aree dolorose.
Tutti questi passaggi porteranno il medico a formulare un’ipotesi diagnostica. In alcuni casi saranno necessari esami come la radiografia e l’ecografia, i cosiddetti esami “di primo livello”, oppure esami più dettagliati ed approfonditi come la TAC e la risonanza magnetica.
Una volta fatta la diagnosi, il chirurgo proporrà il trattamento più adatto. Non sempre è necessario un intervento chirurgico.
Molto spesso il percorso migliore prevede un approccio che coinvolga anche altri specialisti come il fisiatra e il fisioterapista.
La fisioterapia per la mano include tecniche di terapia manuale (mobilizzazione attiva e passiva, stretching, massaggi), terapie strumentali (come la tecarterapia, neuromodulazione o il laser), esercizi di rinforzo muscolare, di mobilità, di coordinazione nonché l’utilizzo di tutori personalizzati per limitare o guidare il movimento delle articolazioni.
Un altro trattamento utile è la terapia infiltrativa, che consiste nell’iniettare sostanze terapeutiche nelle articolazioni o nei tessuti molli della mano.
Se usata nel modo giusto può garantire ottimi risultati senza essere invasiva.
L’obiettivo finale è il recupero più rapido possibile della funzionalità della mano, la riduzione del dolore e il miglioramento della destrezza nei movimenti, con un approccio personalizzato che tenga conto delle caratteristiche del paziente e delle sue specifiche necessità, che solo un medico esperto può consigliare.


